|
Youcanprint Edizioni Prima edizione - giugno 2021 140 pagine
in formato 14x21 cm Nuova edizione - dicembre 2024 185 pagine
in formato 14x21 cm Disponibile
sia in versione cartacea (libro) sia in
versione elettronica (e-book ) Clicca qui per ordinare la Nuova Edizione su Clicca qui per ordinare la Nuova Edizione su Oppure… richiedilo nelle migliori librerie |
||
Finalmente
un dizionario che spiega - in modo MOLTO SEMPLICE - il significato dei vari
prefissi, suffissi, affissi, desinenze, prefissoidi e suffissoidi che
compongono le parole della nostra musicalissima lingua (ognuna di esse,
infatti, potrebbe essere considerata come un agglomerato di
"frammenti" di altre parole). Un
testo che si presenta quasi come un affascinante viaggio alla ricerca della
loro comprensione. Utilissimo
per chiunque abbia necessità di capire appieno, di memorizzare, di
riconoscere e di dedurre velocemente ogni parola "sconosciuta o
difficile" che può incontrare nei suoi materiali di studio. Ecco uno stralcio tratto
dalla nota introduttiva: FORMAZIONE
DELLE PAROLE - Le parole della nostra
lingua sono composte da almeno due parti: una invariabile (detta radice)
e una variabile (detta desinenza). La radice è la base da cui
nascono tutte le parole di una stessa famiglia, è l’essenza di tale parola.
Ad esempio, dalla radice giust (il cui etimo è il latino iūstus) nascono giusto,
ingiusto, giustizia, giustiziere, giustamente, ecc. La desinenza (dal lat. desinĕre = terminare) è quella lettera o sillaba con
cui termina una parola, e ci indica il genere (se è maschile o femminile) e
il numero (se è singolare o plurale). Ad esempio: giust-o, giust-a, giust-i, giust-e. A queste due parti se ne possono
aggiungere altre tre: prefisso, suffisso e interfisso.
Sono “frammenti” che hanno il compito di modificare la parola, a volte
conferendole una semplice sfumatura di significato, a volte modificandolo
totalmente. Prefisso significa “fissato prima” della
radice. I prefissi sono per lo più preposizioni (simili alle nostre di, a,
da, in, con, ecc.) e avverbi (come i nostri non, fuori, dentro, ecc.) di
origine greca e latina, con la differenza che vengono scritti uniti alla
parola e non separatamente come nell’italiano. Ad esempio, in- + giust
= ingiust. E quindi, aggiungendo una desinenza,
abbiamo ingiust-o, ingiust-a,
ecc. Suffisso significa “fissato dopo” la radice. I
suffissi sono “gruppi di lettere” che non hanno un significato proprio, ma
solo il compito di modificare la parola. La maggior parte di essi è di
derivazione greca e latina, ma non mancano quelli di formazione italiana o
straniera (principalmente francese). Ad esempio, giust
+ -izi- =
giustizi. E quindi, aggiungendo una desinenza, abbiamo giust-izi-a e giust-izi-e. ATTENZIONE - Esistono due tipi di
suffissi, quelli variabili, che richiedono la desinenza (ad esempio, -izi-) e quelli
invariabili, cioè che NON richiedono la desinenza (ad esempio, -mente = veloce-mente, abil-mente, ecc.). Per consuetudine, i suffissi variabili
non sono mai elencati da soli, ma sempre uniti alla desinenza. Quindi, nel
dizionario non sarà presente la forma -izi-, ma la
forma -izia. Interfisso significa “fissato nel mezzo” della
parola, tra la radice e il suffisso. Ad esempio, limon
+ -c- + ell
= limoncell. E quindi, aggiungendo una desinenza,
abbiamo limoncell-o e limoncell-i.
È spesso detto anche (impropriamente) infisso, il cui significato corretto è,
invece, “fissato nel mezzo della radice”. Uso assente nella lingua italiana,
ma presente in tante altre: latino, greco, inglese, ecc. Fra gli interfissi più utilizzati ci
sono: -c- → limon-c-ello; -ic- → cuor-ic-ino; -icc- → libr-icc-ino; -ol- → sass-ol-ino. ATTENZIONE - Per consuetudine,
gli interfissi non sono mai elencati da soli (ad esempio, nel presente
dizionario la forma -c- non è presente). Li si troverà uniti ai suffissi solo
quando costituiscono ormai parte integrante di una nuova forma (ad esempio,
-cello), altrimenti saranno elencati uniti alla radice. Fra questi vari “fissi”, quelli
più utilizzati sono i suffissi. Grazie ad alcuni di essi otteniamo i nomi
alterati: diminutivi, accrescitivi, vezzeggiativi e dispregiativi. Diminutivi - Si usano per indicare ciò che noi
(secondo i nostri gusti, la nostra cultura, le nostre esperienze, ecc.)
riteniamo piccolo: -ino → libr-ino. Accrescitivi - Si usano per indicare ciò che noi
(secondo i nostri gusti, la nostra cultura, le nostre esperienze, ecc.)
riteniamo grande: -one → libr-one. Vezzeggiativi - Si usano per indicare ciò in cui
vediamo pregi, che riteniamo carino, simpatico, che amiamo o che in generale
ci piace: -etto → libr-etto. Dispregiativi - Si usano per indicare ciò in cui
vediamo difetti, che riteniamo brutto, antipatico, che disprezziamo o che in
generale non ci piace: -accio → libr-accio. Diversi suffissi si prestano ad
essere usati anche uniti ad altri, formando quindi dei doppi suffissi (e
ironicamente anche tripli). Esempi di doppi suffissi: -accio + -one = uomo → om-accio
→ om-acci-one; -ella + -accia = gonna → gonn-ella → gonn-ell-accia; -otto + -ino = lepre → lepr-otto → lepr-ott-ino; -ino + -etto = tavolo → tavol-ino → tavol-in-etto. Esempio di tripli suffissi: ino + -etto + -accio
= tavolo → tavol-ino → tavol-in-etto → tavol-in-ett-accio. Stessa cosa accade anche con
doppi prefissi. Esempi di doppi prefissi: dis- + in- + amore = dis-inn-amorarsi; in- + ad- + empiere = in-ad-empienza. PREFISSOIDI
E SUFFISSOIDI - Il suffisso
-oide
significa “simile a”, quindi i prefissoidi e i suffissoidi non sono dei veri
e propri prefissi e suffissi (come quelli visti in precedenza, cioè sillabe
che si aggiungono a una parola per conferirle un significato diverso), ma
parole che in greco o in latino avevano un senso compiuto e che in italiano -
avendo acquistato una propria autonomia - utilizziamo con la funzione di
prefisso o di suffisso. In linguistica sono anche detti primo elemento e
secondo elemento. Esempi di prefissoidi: pluri- (più, di più) + lingue = plurilingue
(che parla più lingue); tele- (lontano) + visione =
televisione (visione da lontano). Esempi di suffissoidi: sesso + -fobia (paura, avversione) =
sessuofobia (paura del sesso); vermi + -cida
(che uccide) = vermicida (che uccide i vermi). PAROLE
COMPOSTE - Un ulteriore modo
per creare nuovi termini consiste nell’unire fra loro due parole (o anche
“frammenti” di parole) che in italiano hanno senso compiuto: Esempi di parole composte: pesce + cane = pescecane; guasta + feste = guastafeste; sotto + scala = sottoscala. Ed ecco alcuni esempi: -àio [dal latino -arium]. 1. (forma nomi di luoghi,
ambienti) Formic-aio:
luogo in cui ci sono le formiche. 2. (indica attitudine) Parol-aio: che parla molto (e fa pochi fatti). 3. (forma nomi di
mestieri) Pecor-aio: che bada alle pecore. brachi-
[dal greco brachys
= breve, corto]. Brachi-cefalia: testa corta. Caratteristica di chi ha il
cranio di forma larga e corta. -cefalia [vedi cefalo-]. Brachi-cefalia:
testa corta. Caratteristica di chi ha il cranio di forma larga e corta. -cida [vedi -cìdere1 = che uccide]. Vermi-cida: che uccide i vermi. Sostanza che elimina i
vermi parassiti dell'intestino. cimo-
[dal greco kyma
= onda]. Cimo-trico:
che ha i capelli ondulati. Ad esempio, le popolazioni
europee. -ectomia
[dal greco ektomè
= resezione]. (asportazione) Tonsill-ectomia:
asportazione delle tonsille. -fagia [dal greco phaghein = mangiare]. Aero-fagia:
mangiare aria. Disturbo nervoso consistente nell'ingerire aria durante la
deglutizione. ìstera-
[dal greco hystéra
= utero]. 1. Ister-ectomia: asportazione dell'utero. 2. (disturbo
mentale) Ister-ia:
problemi all'utero. Secondo Ippocrate (padre della medicina) l'equilibrio di
una persona era determinato dall'equilibrio dei liquidi nel suo corpo.
Pensando che l'utero fosse un organo asciutto che necessitava di essere
continuamente umidificato, suppose che i disturbi mentali delle donne fossero
dovuti alla carenza di rapporti sessuali. odino-
[dal greco odýne,
dolore]. Odino-fagia:
mangiare il dolore. Deglutizione dolorosa, principalmente dovuta a
infiammazioni alla faringe. pest- [dall'inglese pest = peste, organismo dannoso]. Pesti-cida: (sostanza) che uccide la peste,
gli organismi dannosi. re-1 [dal latino re-].
1. (indica ripetizione) Re-iterare:
iterare nuovamente. Ripetere più volte la stessa cosa. 2. (indica movimenti in
senso contrario) Re-agire: agire in
risposta a qualcosa. 3. (rendere) Re-frigerare: rendere freddo. 4. (dà valore intensivo) Re-ticente:
che tace, che si trattiene dal dire. trico-
[dal greco trikhòs
= pelo, capello]. Trico-logia: studio dei capelli. Ramo della
medicina che si occupa della cura dei capelli. Enzo Carro - Tel.
339/1918246 info@enzocarro.it
|